




Nel contesto di Verona, la riconversione dell’ex Seminario San Massimo si configura come un progetto di rigenerazione radicale, capace di trasformare un luogo della memoria in un dispositivo attivo di reinserimento sociale.
L’idea supera il modello tradizionale del carcere, non più visto come spazio di separazione ma come sistema aperto, fondato su relazioni, formazione e lavoro. Gli ambienti si organizzano in polarità funzionali, abitare, collettività, produttività, costruendo un microcosmo urbano dinamico e adattabile.
Al centro lo spazio aperto e i luoghi della socialità diventano elementi strutturanti fondamentali: corti, atelier, aree agricole e spazi di incontro ridefiniscono il rapporto tra individuo, comunità e paesaggio.
Il progetto introduce un nuovo equilibro tra “dentro” e “fuori”, trasformando il confine in soglia e il carcere in un sistema permeabile, capace di generare scambio e crescita reciproca.
